Il mondo contro le condanne a morte in Egitto: «Una vergogna»

 

— Giuseppe Acconcia, IL CAIRO, 29.4.2014 “Il Manifesto”

Egitto. Gli Usa rivedono il congelamento degli aiuti militari al Cairo

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Proteste in Egitto

 © Reuters

 

Non si pla­cano le pole­mi­che in Egitto per le con­danne a morte di quasi 700 soste­ni­tori della Fra­tel­lanza. «È una ver­go­gna per il mondo intero», con que­ste parole il mini­stero degli Esteri turco ha com­men­tato la sen­tenza. L’Iran ha avver­tito che le con­danne di massa desta­bi­liz­ze­ranno il paese. Anche l’Alto com­mis­sa­rio Onu per i diritti umani, Navi Pil­lay ha con­dan­nato la sen­tenza, defi­nen­dola «scioc­cante e oltraggiosa».

«La Corte egi­ziana ha com­ple­ta­mente distrutto la pro­pria cre­di­bi­lità», ha aggiunto Has­siba Sah­raoui di Amne­sty Inter­na­tio­nal. Timidi rim­pro­veri arri­vano anche dagli Stati uniti. Eppure, pochi giorni fa, il Pen­ta­gono aveva annun­ciato la con­se­gna di 10 eli­cot­teri apa­che aprendo alla rimo­zione del con­ge­la­mento di parte degli aiuti mili­tari (pari a 1,3 miliardi di dol­lari l’anno), deciso dagli Stati uniti dopo il colpo di stato del 3 luglio scorso. Lo ha comu­ni­cato il Segre­ta­rio di Stato Usa, John Kerry, in una tele­fo­nata al suo omo­logo, Nabil Fahmi, che è volato a Washing­ton per sug­gel­lare il passo statunitense.

Inol­tre, è emerso ieri che la sen­tenza della Corte per gli affari urgenti che ha vie­tato le atti­vità del movi­mento 6 Aprile si basa su inter­cet­ta­zioni che rive­le­reb­bero finan­zia­menti dall’estero al gruppo (nato nel 2008 a soste­gno degli scio­peri). «Il pre­si­dente ad inte­rim ha tra­sfor­mato la Corte per gli Affari urgenti in un uffi­cio della Sicu­rezza di Stato», ha detto al mani­fe­sto Adly Malek del Cen­tro per i diritti eco­no­mici e sociali del comu­ni­sta Kha­led Ali. Pro­prio la dif­fu­sione di inter­cet­ta­zioni ambien­tali è tra le prove addotte dall’accusa anche nel pro­cesso con­tro l’ex pre­si­dente Moham­med Morsi.

Ai Fra­telli musul­mani viene rim­pro­ve­rato il ten­ta­tivo di for­mare un’Intelligence paral­lela, per stig­ma­tiz­zare l’operato del movi­mento. Eser­cito e giu­dici pun­tano così tanto sulla deni­gra­zione della Fra­tel­lanza da essere pronti a dif­fon­dere un ine­dito odio verso l’Islam e pre­sen­tare l’Egitto come il «paese delle vacanze» insi­stendo nei poster pub­bli­ci­tari urbani sulla bel­lezza delle imma­gini di pira­midi e palazzi del cen­tro sto­rico del Cairo, come se l’identità isla­mica non fosse altret­tanto cen­trale per il paese.

Eser­cito e giu­dici svuo­tano il plu­ra­li­smo poli­tico, con­qui­stato con i mille morti di piazza Tah­rir, met­tendo al bando i mag­giori par­titi di oppo­si­zione e cen­su­rando la stampa. Lunedì la tele­vi­sione del Qatar al Jazeera ha chie­sto allo stato egi­ziano un risar­ci­mento di 150 milioni di dol­lari, in seguito alle minacce subite dal per­so­nale, alla chiu­sura di canali locali e all’arresto di quat­tro giornalisti.

Infine, l’esercito ha rispo­sto alla messa al bando di 6 aprile, ripro­po­nendo la for­ma­zione di un movi­mento poli­tico gio­va­nile sulle ceneri di Tamar­rod (ribelli), il gruppo che ha per­messo il colpo di stato orga­niz­zando la mani­fe­sta­zione con­tro Morsi del 30 giu­gno 2013. Eppure cre­sce il movi­mento con­tro la legge che vieta le pro­te­ste non auto­riz­zate. Lo scorso sabato migliaia di per­sone hanno mar­ciato verso il palazzo pre­si­den­ziale di Helio­po­lis per chie­dere il rila­scio dei dete­nuti poli­tici che hanno vio­lato la norma.